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By Eliade Mircea

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Nota 33. HOGBIN, opera citata, pagina 259. Nota 34. Ibidem, pagina 264. Nota 35. RADIN, opera citata, pagina 352. Nota 36. FRAZER, "The Worship of Nature", pagina 189 Nota 37. Ibidem, pagina 312; confronta SELIGMAN, citato da Radin, "La religion primitive", pagina 205. Nota 38. Si potrebbe tentare di salvare, nella prospettiva del Cristianesimo, le ierofanie che precedettero il miracolo dell'Incarnazione, valorizzandole in quanto serie di prefigurazioni dell'Incarnazione stessa. Ne conseguirebbe che lungi dal considerare le modalità ‘pagane’ del sacro (feticci, idoli eccetera) come tappe aberranti e degenerate del sentimento religioso di un'umanità decaduta in conseguenza del peccato si potrebbero interpretare come tentativi disperati di prefigurare il mistero dell'Incarnazione.

La litania finisce con la preghiera all'arcobaleno affinché, per sua intercessione, l'Essere supremo celeste non sia più in collera con loro, non tuoni più e cessi di ucciderli (45). Gli uomini si ricordano del Cielo e della divinità suprema soltanto quando li minaccia direttamente un pericolo dalle regioni uraniche; altrimenti la loro religiosità è stimolata dai bisogni quotidiani, e le loro pratiche o la loro devozione si volgono verso le forze che dominano tali bisogni. E' evidente che ciò non diminuisce per nulla l'autonomia, la grandezza e il primato degli Esseri celesti supremi; è piuttosto una prova che l'uomo ‘primitivo’, come quello civile, li dimentica facilmente appena non ha più bisogno di loro; che le asprezze dell'esistenza lo obbligano a guardare più la terra che il cielo, e che l'importanza del Cielo viene riscoperta soltanto quando una minaccia di morte incombe di lassù.

Piove’ (21). I Ba-Ila, tribù bantu della valle del Kafue, credono in un Essere Supremo onnipotente, creatore, che abita in cielo e che chiamano Leza. Ma nella parlata popolare, la parola Leza indica anche i fenomeni meteorologici; si dice ‘Leza cade’ (piove), ‘Leza è furibondo’ (tuona), eccetera (22). I Suk chiamano Tororut, cioè Cielo, il loro Essere Supremo, ma lo chiamano anche Ilat, la Pioggia (23). Presso i negri propriamente detti, Nyame significa anche firmamento (dalla radice "nyam", ‘brillare’; confronta paragrafo 20).

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